Concorso di idee per la realizzazione di un’area residenziale nel Campus di Elviña della Udc, La Coruña, 2006

  Elvina  

con Giustina Coppola, Carmine Maisto, Carmen Lagrutta

Le modifiche adottate per la salvaguardia dell'area archeologica del Castro di Elvina lasciano incerto e inconcluso il disegno del Campus, che per la parte realizzata attende ancora il segno architettonico dell'edificio d'ingresso. Il nuovo tracciato stradale recide la trama dei tracciati antichi, indispensabile alla comprensione dei nuclei che vi sono disposti; lo spostamento dei lotti destinati ai Dipartimenti tende a saldare l'intero versante eliminando quel distanziamento tra le parti indispensabile a differenziarne ruolo e forma. Tra il Castro di Elvina e il Campus la modulazione del paesaggio agricolo, attraversato dai percorsi e coagulato in piccoli nuclei, è una presenza da salvaguardare, che bisogna necessariamente modificare ma anche fare emergere in modo che resti lo sfondo dove gli elementi - finiti distanti autonomi - si affacciano e si relazionano con una complessità questa volta moderna. La proposta che presentiamo, per evitare la saldatura tra le parti, si pone come obiettivo il ridisegno di un comparto storico ambientale che contiene le preesistenze come scenario di sfondo della trasformazione.

 

La residenza
Quattro moduli strutturali (circa m. 4x12) compongono un quadrato di sedici metri alzato per due piani. All'interno ne risulta una corte a doppia altezza, servita da un ballatoio e attraversata da una scala. L'ampio tetto a padiglione, sormontato dall'altana a copertura della corte, connota la tipologia come un "casone" tipico del paesaggio agricolo. Senza rinunciare al carattere di simultaneità proprio della cellula moderna - la serie delle aperture ne denunciano infatti il montaggio -, la definizione del tipo architettonico è spinta fino alla simulazione della trasformazione che la casa potrebbe aver subito nel tempo - il modulo destinato ai servizi è trattato come un tamponamento di mattoni a vista che simula la chiusura di un loggiato originario. Il risultato stimola la complicità degli utenti che usufruiranno di un ambiente interno sorprendente ma semplice e accogliente, a dimostrazione che la casa - contro lo sperimentalismo tipologico - è sempre la memoria della casa . Naturalmente il senso della proposta risiede nella sua qualità come condensatore sociale della vita della piccola comunità.
La moltiplicazione dei padiglioni è ordinata secondo una sequenza spazio temporale ottenuta differenziando il trattamento architettonico dei padiglioni isolati, insediati nei punti significativi della trama dei percorsi, da quelli abbinati, frutto del successivo intervento pianificato (la simulazione impone la pietra e il tetto di cotto nel primo caso, l'intonaco e la lamiera verniciata nel secondo caso).

I servizi
Il planovolumetrico è ordinato sulle curve di livello, in modo da avere due percorsi principali in quota, pedonali e ciclabili, collegati trasversalmente dalle rampe o dalle scale. Anche i parcheggi (circa centoventi posti), distribuiti dalla strada, sono trattati come recinti di muratura, elementi del paesaggio agricolo - ma sfruttando le pendenze ne sono previsti due su doppio livello.
Nel caratteristico recinto ovale esistente all'incrocio dei percorsi, adesso circoscritto anche dal nuovo collegamento stradale, è stato insediato il Centro servizi. E' un'architettura parzialmente ipogea, ricavata dalla rotazione di due ovoli concentrici secondo gli assi di accesso, un procedimento collaudato ma efficace in questo caso a contenere il "moderno" nella continuità del paesaggio. Leggere allitterazioni plastiche animano l'anello di copertura a quota strada, unico segno forte il portale d'ingresso da cui aggetta la rampa; nella piazza inferiore si susseguono le funzioni richieste, differenziate tra l'anello di vetro e quello in pietra.

Elvina