Concorso nazionale di idee per la riqualificazione e valorizzazione del waterfront di Gabicce Mare, 2013

Moena

con Carmine Maisto e Giovanni Lucca


Per quanto “disomogenea e incoerente”, per quanto critico può essere il giudizio sulla qualità architettonica, Gabicce Mare è un’impresa di successo che rende velleitaria qualsiasi ipotesi di rottamazione e ricostruzione a favore di un modello unitario e rispondente alla cultura urbana moderna. Perché guardare il lungomare Cristoforo Colombo aspirando alla “promenade” che non può essere, quando è più realistico, rinunciando a una toponomastica così altisonante, valutare come egregiamente risponde alla sua funzione? E perché non valutare positivamente anche la vicinanza tra la vita della spiaggia e le case (certo liberate da superfetazioni e marciapiedi e recinzioni), un "unicum urbano" a cui non sarebbe facile rinunciare? Tra le curve di livello (quota 2.00 e 4.00) in realtà si può leggere una parte urbana che va interpretata in autonomia per coglierne l’individualità che può rigenerarla: un quartiere basso, il quartiere del mare, in continuità con la spiaggia ma chiuso e collegato alla città moderna solo da una rete di gradonate, scandito da una successione di invasi (aggiungendo su via Vittorio Veneto dei piccoli volumi, ovviamente passanti al piano terra, che eliminano la continuità del condotto stradale), come in una città antica sul mare. Mentre la strada riemerge solo nel braccio finale, prima della piazza, collegandosi con via Cesare Battisti, la successione di invasi, slarghi, scale, sbocchi a mare – ecco un dizionario morfologico della città antica -, determinerebbero un virtuoso rinnovo edilizio con la preservazione delle attività esistenti e l’integrazione con nuove di elevata qualità.

Sull’argine del Tavollo e del molo, contro Cattolica, manca la Porta della città: un edificio multipiano a funzione mista, aperto verso la spiaggia, potrebbe sostituire l’informe accostamento di quelli esistenti col carattere perentorio e inedito di una architettura moderna. La nuova cubatura deve compensare quella esistente in sito (maggiorata di un premio) e compensare le indispensabili demolizioni dei volumi costruiti sulla spiaggia (confermandone la destinazione): l’autonomia del lotto e la sua posizione di margine evidentemente non pone limiti di altezza.

Tra i due lungomari, proprio per la diversità fisica e urbana, è necessaria una forte soluzione di continuità, che chiude il primo, quello "basso", e apre quello "alto", non sufficientemente rappresentato dalla scalinata della piazza. La nuova Porta a mare, allineata col fronte dei giardini, accesso a mare della città moderna,deve risolvere la connessione tra le quote raccordando la piazza, la quota intermedia della "promenade" tra la spiaggia e la costa, la spiaggia. Il lotto quadrato che si disegna (circa trenta metri di lato) diventa il nodo architettonico e funzionale delle parti: terrazzo attrezzato in sommità (luogo per eventi e spettacoli), due piani di servizi sottoposti, scala mobile e ascensore. La posizione è così strategica nella separazione delle parti che potrebbe proiettarsi fino a mare immaginando un nuovo "Mississippi", questa volta, opportunamente, destinato a approdo del Metrò del mare.

Sollevata sulla spiaggia, la passeggiata a mare è una straordinaria struttura che andrebbe preservata, evitando la diffusione di strutture precarie di servizio (intervallati dalle scale, i servizi possono essere completamente contenuti nella scarpa di sostegno). La scarpata verde tra la passeggiata e il viale soprastante, così fittamente disegnata dal reticolo delle gradonate, non andrebbe modificata ma solo modernizzata con l’innesto dei collegamenti meccanizzati indispensabili (uno riutilizzando la sede della gradonata rettilinea esistente dopo via Marina e da completare con un belvedere attrezzato, l’altro, da costruire, partendo dal giardino dove si interrompe la strada), mirati interventi sufficienti a superare l’isolamento di Viale Mare assegnandogli la funzione di collegamento.

Brescia